{"id":8084,"date":"2024-07-02T12:33:38","date_gmt":"2024-07-02T10:33:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jusetpax.it\/scuola\/?p=8084"},"modified":"2024-07-02T12:33:38","modified_gmt":"2024-07-02T10:33:38","slug":"trentuno-anni-fa-la-battaglia-del-pastificio-in-somalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jusetpax.it\/scuola\/trentuno-anni-fa-la-battaglia-del-pastificio-in-somalia\/","title":{"rendered":"Trentuno anni fa la \u201cbattaglia del pastificio\u201d in Somalia"},"content":{"rendered":"<p>Il 2 luglio del 1993 a Mogadiscio, la capitale della Somalia, ci fu un grosso scontro a fuoco tra le truppe dell\u2019esercito italiano e i miliziani somali, durante un\u2019operazione che faceva parte di una missione coordinata dall\u2019ONU per stabilizzare il paese, appena uscito da una lunga dittatura. Lo scontro avvenne vicino al cosiddetto checkpoint Pasta, un posto di blocco allestito nei pressi di un pastificio Barilla abbandonato e da cui la battaglia prende il nome: dur\u00f2 poche ore ma fu molto violento e comport\u00f2 la morte di tre soldati italiani e il ferimento di altri 22. L\u2019episodio fu particolarmente rilevante anche perch\u00e9 fu la prima battaglia in cui l\u2019esercito italiano venne coinvolto dalla fine della Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"2\" data-qr-reading-time=\"11.64\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"0\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"0\" data-qr-elem-total-expose-time=\"9469\">In conseguenza dei disordini, nel 1992 l\u2019ONU approv\u00f2 una risoluzione che autorizzava la prima di una serie di operazioni che avevano l\u2019obiettivo di riportare stabilit\u00e0 in Somalia, cercando di favorire la sicurezza locale e di istituire un governo di transizione. Nel corso di varie missioni tra il 1992 e il 1994, l\u2019ONU invi\u00f2 in Somalia <a href=\"https:\/\/peacekeeping.un.org\/sites\/default\/files\/past\/unosom2backgr1.html\">pi\u00f9 di 20mila soldati<\/a>\u00a0per le operazioni di peacekeeping.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"3\" data-qr-reading-time=\"20\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"0\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"0\" data-qr-elem-total-expose-time=\"21884\">L\u2019Italia partecip\u00f2 alla seconda fase dell\u2019intervento ONU nel paese, durante la missione UNOSOM II che dur\u00f2 dal 1993 al 1995. Le truppe italiane, che erano il secondo contingente pi\u00f9 numeroso dopo quello statunitense, erano stanziate nei dintorni di Mogadiscio. La mattina del 2 luglio alcune di loro avevano il compito di effettuare un\u2019operazione di rastrellamento denominata \u201cCanguro 11\u201d ad Haliwa, un distretto a nord di Mogadiscio. Il rastrellamento consisteva nella ricerca, casa per casa, di depositi di armi appartenenti a Mohamed Farrah Aidid, potente capo di un gruppo miliziano che all\u2019epoca si contendeva il controllo della citt\u00e0 con altri guerriglieri locali e che nel 1995 sarebbe diventato presidente della Somalia.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"4\" data-qr-reading-time=\"15.27\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"0\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"0\" data-qr-elem-total-expose-time=\"18900\">L\u2019operazione inizi\u00f2 alle 5 di mattina. Due colonne di mezzi militari italiani entrarono nel quartiere di Haliwa da due direzioni differenti: la prima colonna si chiamava \u201cAlpha\u201d, e proveniva dalla zona del Porto Vecchio, la seconda si chiamava \u201cBravo\u201d ed era partita dalla citt\u00e0 di Balad, lontana circa 20 chilometri da Mogadiscio. Il rastrellamento inizi\u00f2 senza problemi: controlli come questo venivano sempre effettuati con la collaborazione di poliziotti somali e nel tempo il contingente italiano aveva stabilito un buon rapporto con gli abitanti locali.<\/p>\n<div id=\"mapp_article_par_5\" class=\"intelligence intelligence-new\">A un\u2019ora circa dal loro arrivo, i militari trovarono un grosso deposito di armi e, secondo le ricostruzioni dei soldati che parteciparono all\u2019operazione, a certo punto la situazione cambi\u00f2 improvvisamente. Gli abitanti del distretto uscirono dalle case, apparentemente senza motivo, e andarono in strada iniziando a lanciare sassi contro di loro.Il generale Bruno Loi, a capo del contingente italiano, ferm\u00f2 quindi l\u2019operazione di rastrellamento e ordin\u00f2 il ritiro dei soldati. Durante il ritiro, la coda della colonna \u201cAlpha\u201d rimase bloccata da alcune barricate e i militari italiani si ritrovarono nel mezzo del fuoco incrociato dei miliziani di Mohamed Farrah Aidid, che erano appostati nel distretto.<\/div>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"7\" data-qr-reading-time=\"13.27\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"0\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"0\" data-qr-elem-total-expose-time=\"4133\">Non \u00e8 ancora chiaro perch\u00e9 il contingente italiano fu attaccato in un\u2019operazione che era gi\u00e0 stata compiuta altre volte con modalit\u00e0 simili. Secondo le ricostruzioni degli storici e in base alle testimonianze di chi vi partecip\u00f2, l\u2019attacco sarebbe cominciato perch\u00e9 l\u2019area delle operazioni condotte dalle forze italiane in quel momento era il rifugio di Mohammed Farah Aidid: lui stesso avrebbe ordinato ai miliziani di iniziare gli scontri per permettergli di scappare dalla zona.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"8\" data-qr-reading-time=\"11.64\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"0\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"0\" data-qr-elem-total-expose-time=\"4399\">Il sergente maggiore Stefano Paolicchi fu il primo militare italiano a morire, colpito alla milza da colpi di mitragliatrice. Il generale Loi ordin\u00f2 al raggruppamento \u201cBravo\u201d, che stava gi\u00e0 rientrando a Balad, di tornare a Mogadiscio per fornire supporto militare ai mezzi rimasti bloccati vicino al checkpoint Pasta. Con l\u2019arrivo dei rinforzi, anche aerei, gli scontri aumentarono di intensit\u00e0 e divennero sempre pi\u00f9 violenti.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"9\" data-qr-reading-time=\"7.09\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"0\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"0\" data-qr-elem-total-expose-time=\"1148\">Negli scontri morirono altri due militari italiani: il caporale Pasquale Baccaro, dopo che il carro blindato su cui si trovava fu fatto saltare in aria, e il sottotenente Andrea Millevoi, colpito dai miliziani appostati in alto armati di kalashnikov.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"10\" data-qr-reading-time=\"14\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"1719916163601\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"1719916163934\" data-qr-elem-total-expose-time=\"0\">Diversi altri militari rimasero feriti, senza che gli elicotteri italiani chiamati per il soccorso riuscissero ad atterrare per portarli via. Intorno alle 12 il generale Loi ordin\u00f2 la ritirata dei soldati e lo smantellamento del checkpoint Pasta e di altri simili presenti in Mogadiscio, temendo che avrebbero potuto essere l\u2019obiettivo di altri attacchi. Complessivamente nello scontro morirono tre soldati italiani e 22 rimasero feriti. Dalla parte somala si stimano decine di morti e pi\u00f9 di cento feriti.<\/p>\n<p data-qr-debug=\"false\" data-qr-index=\"11\" data-qr-reading-time=\"13.64\" data-qr-user-elem-full-visible=\"1\" data-qr-elem-last-start=\"1719916164001\" data-qr-elem-last-intersection-time=\"1719916164384\" data-qr-elem-total-expose-time=\"0\">L\u2019intervento dell\u2019ONU in Somalia termin\u00f2 pochi mesi pi\u00f9 tardi, dopo la cosiddetta \u201c<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2013\/10\/03\/battaglia-di-mogadiscio\/2\/\">battaglia di Mogadiscio<\/a>\u201d tra le truppe statunitensi e le milizie somale: fu una delle pi\u00f9 sanguinose affrontate dall\u2019esercito americano dalla fine della guerra in Vietnam. Nella battaglia morirono 18 soldati americani e pi\u00f9 di 300 miliziani, e le polemiche politiche che ne seguirono portarono all\u2019abbandono della missione UNOSOM. La battaglia \u00e8 stata resa celebre anche dal film\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2011\/08\/13\/la-lezione-di-black-hawk-down\/\">Black Hawk Down<\/a><\/em>\u00a0uscito nel 2001.<\/p>\n<p>fonte:\u00a0 https:\/\/www.ilpost.it\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 luglio del 1993 a Mogadiscio, la capitale della Somalia, ci fu un grosso scontro a fuoco tra le truppe dell\u2019esercito italiano e i miliziani somali, durante un\u2019operazione che faceva parte di una missione coordinata dall\u2019ONU per stabilizzare il paese, appena uscito da una lunga dittatura. 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